Piccole informazioni sui cosmetici e sulla salute

Anche i prodotti cosmetici possono provocare l’insorgenza di numerose e, a volte, gravi reazioni in quanto contengono sostanze biologicamente attive. A lungo andare, queste sostanze si accumulano nei tessuti sottocutanei provocando allergie, irritazioni, dermatiti, eczemi, ecc. e, nei casi peggiori, intossicazioni, melanomi, etc.

La Direttiva 76/768CE

Negli anni ’70 crebbe molto l’attenzione per le sostanze tossiche presenti nei cosmetici, tanto che gli Stati Membri della CE decisero di elaborare una rigorosa legislazione per tali prodotti allo scopo di:

Cautelare i consumatori da eventuali eventi avversi;

Evitare, all’interno della Comunità, la circolazione di prodotti non controllati.

Dopo ampie discussioni il 27 luglio 1976 fu adottata un’importante Direttiva 76/768CE, i cui obiettivi principali erano:

  • garantire la sicurezza dei prodotti cosmetici;
  • garantire i diritti dei consumatori;
  • incoraggiare gli scambi commerciali;
  • eliminare le barriere commerciali.

“Non testato sugli animali”, ne siamo certi?

All’interno della Direttiva è stato stabilito che ogni nuovo ingrediente, per poter essere inserito nella lista delle sostanze concesse, deve essere testato sugli animali, al fine di dimostrare la propria innocuità.

In pratica non si testa più il prodotto finito, ma si continuano a testare le sostanze nuove che le aziende produttrici realizzano con le loro ricerche. Ciò, dunque, rende inutile e fuorviante la scritta “non testato su animali“, in quanto essa indica soltanto che il prodotto finito non è stato testato, ma, non esclude la sperimentazione effettuata sugli ingredienti con cui quel prodotto è realizzato.

Trasparenza: perchè le aziende sono tenute ad indicare i contatti del produttore?:

Questa Direttiva prevede anche nuove modalità volte a migliorare le informazioni relative ai prodotti cosmetici e, quindi, a promuovere una maggiore trasparenza nel rapporto tra industria e consumatori. Infatti, i consumatori possono richiedere alle aziende produttrici informazioni qualitative sulla formula di un prodotto, ovvero l’elenco degli ingredienti che lo compongono.

Un discorso particolare va fatto per le sostanze disciplinate dalla Direttiva Europea che regola la classificazione, imballaggio ed etichettatura delle sostanze pericolose. Per queste ultime, infatti, i consumatori possono richiedere anche informazioni sulle quantità utilizzate, se presenti. Il pubblico, inoltre, può richiedere alle aziende produttrici informazioni sugli eventuali effetti indesiderabili” di un determinato prodotto, che siano stati segnalati dai consumatori a seguito dell’utilizzo corretto dello stesso.

Per assicurare l’accesso a queste informazioni, le aziende sono tenute ad indicare sulle etichette delle informazioni che consentano al consumatore di contattare il produttore o il responsabile dell’immissione del prodotto sul mercato dell’UE.

Ma i cosmetici scadono?:

Un altro importante aggiornamento si è avuto nel Settembre 2003 con la Direttiva 2003/80/CE, nella quale sono contenute  novità riguardo la durata di utilizzo dei cosmetici, allo scopo di migliorare le informazioni fornite ai consumatori, garantire la sicurezza dei prodotti cosmetici e, quindi, proteggere gli utilizzatori da eventuali eventi avversi. Io personalmente, ogni volta che acquisto un nuovo prodotto cometico, con un pezzettino di carta e nastro adesivo, incollo sul retro la data di apertura del prodotto, in modo tale da rendere facile il calcolo della scadenza.

Come è noto la maggior parte dei cosmetici ha una durata di almeno 30 mesi dalla data di produzione. Se tale periodo è inferiore è obbligatorio indicare la data di scadenza sull’etichetta del prodotto. Questa è indicata, come previsto dalla normativa in vigore, con la dicitura “Usare preferibilmente entro …” seguita dalla data sino a cui il prodotto, opportunatamente conservato, soddisfi sia la sua funzione cosmetica.

Nel caso invece dei prodotti con una durata minima superiore ai 30 mesi sarà indicato un arco di tempo “periodo post-apertura oPeriod after Opening” all’interno del quale il cosmetico, se utilizzato e conservato in modo corretto, potrà essere usato in quanto continuerà a mantenere le proprie caratteristiche e, quindi, rimarrà conforme ai requisiti generali di sicurezza (UNIPRO, 2004).

Cosmetici: simbologia che ne identifica la scadenza

In particolare è stato stabilito che il periodo di conservazione del prodotto venga precisato in etichetta utilizzando un simbolo specifico, rappresentato da un vasetto aperto avente sulla sommità l’intervallo di tempo (indicato con un numero ed espresso in mesi) entro il quale il prodotto deve essere utilizzato a partire dalla prima apertura.

Ad esempio la scritta “6 M” indicherà che il cosmetico sarà garantito sicuro 6 mesi dal momento in cui il contenitore a diretto contatto con il prodotto sarà aperto per la prima volta.

Su alcuni prodotti per i quali, in funzione della composizione e del confezionamento, il rischio di alterazioni è pressocchè nullo (ad es. prodotti che non consentono un diretto contatto fra il contenuto e l’ambiente esterno, come i prodotti spray sotto pressione), il simbolo non vi è riportato in quanto non necessario.

Occorre sottolineare, però, che il simbolo del PaO è presente sull’etichetta di tutti i prodotti cosmetici, ad eccezione di:

  • prodotti, con una durata minima non superiore a 30 mesi, che presentano l’indicazione “Da consumarsi preferibilmente entro...”;
  • prodotti monodose (es. campioni gratuiti);
  • prodotti in confezioni che impediscono il contatto tra il prodotto stesso e l’ambiente circostante (es. aerosol);
  • prodotti per i quali è stato accertato direttamente dal produttore che la formula è tale da impedire qualsiasi rischio di deterioramento che influenzi la sicurezza del prodotto stesso nel corso del tempo.

Il simbolo è obbligatorio per tutti i prodotti immessi sul mercato a partire dall’11 marzo 2005.

Il Biodizionario: come conoscere l’INCI dei cosmetici:

Abbiamo capito che per garantire la nostra salute è necessario controllare sempre le etichette per sapere esattamente quello che mangiamo e quali sostanze assorbe il nostro organismo attraverso l’uso di creme, lozioni, shampoo, ecc. Ma diciamo la verità…non capiamo niente quando leggiamo strani nomi del tipo “Butyl acetate”, “Microscrystalline wax”, cetearyl alcohol”.

Ma come sempre l’aiuto ci viene dal fantastico mondo di internet:

infatti sul sito www.ilbiodizionario.it è presente un utilissimo servizio… il primo  biodizionario online che contiene gli ingradienti dei cosmetici.

Biodizionario: form di ricerca per le sostanze contenute nei prodotti

Si tratta di un motore di ricerca che consente di conoscere la pericolosità delle sostanze che leggiamo sulle etichette dei nostri prodotti. Attualmente sono conosciute esattamente 6205 sostanze che possono essere impiegate nella produzione di cosmetici. Nel database ne sono state catalogate per ora “solamente4947, cioè quelle che si usano più frequentemente.

Inserendo il nome della sostanza nel campo di ricerca e premendo il tasto “cerca“, avremo come risultato il simbolo di un semaforo che in base al colore andrà così interpretato:

Biodizionario: legenda dei semafori per i risultati delle ricerche

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